Veneto: le donne trainano la crescita dell'occupazione
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Negli ultimi anni la partecipazione femminile al mercato del lavoro veneto è cresciuta in modo significativo, passando da circa 800 mila occupate nel 2004 a 970 mila nel 2024, con un peso sul totale degli occupati salito dal 40% al 44%. Una dinamica che ha contribuito sensibilmente alla tenuta e all’espansione dell’occupazione in regione nel suo complesso.
È quanto emerge dal report dell’Osservatorio Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro pubblicato all’interno della collana di approfondimento sulle dinamiche demografiche “Opus” in occasione della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo.
L’aumento dell’occupazione femminile si è concentrato quasi esclusivamente nelle fasce di età più avanzate, anche per effetto del progressivo invecchiamento della popolazione in età lavorativa e dell’innalzamento dell’età pensionabile, con il conseguente allungamento delle carriere lavorative. Negli ultimi vent’anni il peso delle lavoratrici over 54 sul totale delle donne occupate è salito infatti dal 6% al 24% e il tasso di occupazione femminile nella stessa fascia d’età è passato dal 15,8% al 53,4%.
Tale crescita non si distribuisce però in modo omogeneo tra i settori produttivi, concentrandosi soprattutto nel terziario e, in particolare, nei comparti a maggiore intensità di lavoro di cura e relazionale. Nel 2024 oltre un quarto delle donne occupate è impiegato nell’ambito della Pubblica amministrazione, istruzione, sanità e assistenza sociale (27%), un ulteriore 22% opera nel commercio, trasporto, alloggio e ristorazione, e una quota analoga viene assorbita dall’industria.
In alcuni comparti, quali lavoro domestico e servizi alla persona, un peso sempre più rilevante lo hanno assunto le lavoratrici di cittadinanza straniera, la cui presenza sul mercato del lavoro veneto è più che raddoppiata tra il 2005 e il 2024, passando da 53 mila (pari al 6% del totale delle donne occupate) a 113 mila (12% del totale).
Parallelamente, si è rafforzata anche la presenza di occupate con titolo di studio medio-alto, in modo anche più rapido e intenso di quanto non sia avvenuto per la componente maschile: tra il 2006 e il 2024 il tasso di occupazione delle donne laureate è salito infatti dal 75% all’83,5%.
Altro elemento che caratterizza l’occupazione femminile è l’ampia diffusione del part-time, che interessa oggi circa il 35% delle lavoratrici a fronte di un’incidenza pari al 6% tra gli uomini, anche se tende a ridursi la quota del part-time involontario, ovvero del ricorso a contratti ad orario ridotto non per scelta del lavoratore ma come risposta ad una necessità dell’azienda, rappresentando quindi, di fatto, una scelta obbligata. Leggermente più diffusi tra le donne risultano inoltre i contratti a termine (13%), a conferma di una maggiore esposizione femminile alla flessibilità contrattuale e a percorsi occupazionali meno stabili.
Permangono tuttavia alcune criticità. Il divario di genere, la segmentazione settoriale, l’elevata incidenza del part-time e dei contratti a termine, sono fattori che possono trasformarsi in vincoli strutturali per l’occupazione femminile, incidendo sulla stabilità delle carriere lavorative, sulle prospettive retributive e di progressione professionale, e, nel lungo periodo, anche sulla sostenibilità previdenziale.
Nonostante l’aumento registrato negli ultimi anni, la partecipazione femminile al mercato del lavoro regionale mantiene tuttavia ancora ampi margini di crescita, perché ancora distante sia dai livelli maschili sia dalla media europea. In Veneto, il Gender employment gap, ovvero la distanza tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile, è ancora marcato (circa 15 punti percentuali), seppure in significativa riduzione rispetto al passato. Rimane quindi un numero consistente di donne ancora al di fuori del mercato del lavoro regionale o in condizione di disoccupazione.
In un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione e di riduzione quantitativa del bacino occupazionale, la capacità di intercettare, orientare e accompagnare efficacemente queste persone in percorsi di reinserimento e stabilizzazione occupazionale può rappresentare un fattore strategico non soltanto sul piano dell’equità, ma anche per la sostenibilità complessiva del mercato del lavoro regionale. Un ruolo strategico da questo punto di vista lo possono svolgere i servizi pubblici per l’impiego. Tra il 2022 e il 2025 i Centri per l’impiego del Veneto hanno preso in carico oltre 240 mila donne in cerca di lavoro e attualmente si contano 128 mila Patti di servizio attivi stipulati da donne.
L’incremento della partecipazione delle donne inattive ma disponibili a lavorare, la riduzione del divario rispetto alla componente maschile (attingendo soprattutto alle disoccupate iscritte ai Centri per l’impiego della regione) e il miglioramento della qualità e della stabilità dei percorsi occupazionali, possono costituire una delle principali leve strutturali per sostenere la crescita, la competitività e la coesione del mercato del lavoro regionale nei prossimi anni.