Giovani e lavoro: presentati i dati della ricerca di Iusve e Veneto Lavoro
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Pronti ad agire, senza indugio ma anche realisti e consapevoli, con le idee chiare e, nel contempo, irriducibilmente complessi.
Non lascia spazio alle semplificazioni quanto emerso nel corso del convegno “Giovani e lavoro: scelte individuali o risultato di squadra?”, tenutosi questa mattina a Mestre e organizzato da IUSVE - Istituto Universitario Salesiano di Venezia in collaborazione con Veneto Lavoro. Il convegno ha approfondito il tema delle transizioni al lavoro dei giovani adulti, a partire dai dati di un'indagine condotta tra i 18-34enni veneti promossa da Veneto Lavoro e realizzata dall’Osservatorio IUSVE “Giovani e futuro”. La ricerca ha coinvolto un campione rappresentativo di oltre 900 giovani adulti, oltre a trenta testimoni privilegiati tra manager, HR, tutori, insegnanti e studenti, che tramite interviste hanno fornito utili indicazioni sugli aspetti soggettivi della transizione. I dati evidenziano per un verso la maturazione di una proattività ormai più che consolidata da parte dei giovani nel mondo del lavoro, ma anche nodi critici come la questione salariale e le prospettive di crescita professionale.
Dopo i saluti istituzionali del Vicepresidente e Assessore al Lavoro della Regione del Veneto, Lucas Pavanetto, del Direttore dell'Istituto Universitario Salesiano di Venezia, don Nicola Giacopini, e del Direttore di Veneto Lavoro, Tiziano Barone, Ilaria Rocco, analista dell'Osservatorio regionale Mercato del Lavoro, Davide Girardi e Tiziana Piccioni, ricercatori dell'Osservatorio IUSVE "Giovani e futuro", hanno presentato dati di contesto ed esiti della ricerca.
A seguire un momento di confronto con due imprese che hanno promosso al loro interno misure e strumenti di accompagnamento dei lavoratori, la Aton di Villorba (TV) e la Buzzi Unicem con sede operativa a Monselice (PD), e le testimonianze dei giovani Mattia Bellio, Lorenzo Demonte e Teresa Catalano.
A chiudere i lavori, le riflessioni del Prof. Daniele Marini dell'Università degli Studi di Padova e di Letizia Bertazzon, coordinatrice dell'Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro.
Secondo i risultati della ricerca, la propensione al cambiamento è uno degli elementi ricorrenti tra i giovani adulti: secondo i dati della ricerca, nel momento in cui ci si trovasse in un posto di lavoro che non fa stare bene, quasi un intervistato su due (47,5%) “cercherebbe attivamente un altro lavoro, anche a costo di un periodo di instabilità”. Allo stesso tempo, i giovani intervistati si rendono conto che il lavoro richiede un maggior investimento su di sé, sia per migliorare sul piano della “consapevolezza delle proprie capacità” (28,4% di risposte) che su quello delle “competenze specifiche” (26,8%).
Al di là di alcune letture talvolta troppo frettolose, i giovani non sembrano mostrare un approccio necessariamente individualista sul posto di lavoro: con i colleghi si aspettano, infatti, di collaborare e darsi reciproco aiuto (67,5%), dando vita a una “comunicazione aperta e onesta” (62,1%), e quasi uno su tre dente su tre ritiene fondamentale il “rispetto per le idee di tutti” (28,4%), mentre la “competizione che spinge a migliorare” e il “forte orientamento all’obiettivo” sono opzioni che non superano (insieme) il 10,0% delle risposte.
A un giovane alla prima esperienza lavorativa, il 63,9% degli intervistati consiglierebbe di “cercare un dialogo costruttivo, accettando in ogni caso la decisione finale del collega più anziano o del superiore”.
Certo, non tutto si esaurisce nelle relazioni. Le principali preoccupazioni dei giovani intervistati nella fase di transizione al mondo del lavoro riguardano infatti, al primo posto, la questione salariale (con il 65,0% di risposte), seguita dalla “precarietà dei contratti” (29,4%) e dalla “richiesta di esperienza precedente, anche per posizioni base” (25,4%).
Ma quali sono allora le caratteristiche che i giovani ricercano pensando al proprio lavoro ideale? Dovrebbe essere innanzitutto un “lavoro piacevole, interessante” (40,3%), ma che al contempo offra un buon reddito (68,9%), la stabilità del posto di lavoro o della propria attività professionale (51,1%) e la possibilità di fare carriera (37,5%). Un paniere di questioni – quello discusso nell’ambito del convegno e approfondito dall’indagine – che sarà certamente sfidante per le politiche da intraprendere nei prossimi anni al fine di intervenire efficacemente nei confronti delle debolezze che ancora affliggono le transizioni al lavoro dei giovani adulti veneti, con ricadute dirette sulla loro condizione specifica, ma anche su un contesto sociale più ampio.
Nel corso del convegno sono stati presentati anche alcuni dati sull’occupazione giovanile in Veneto e, in particolare, sul loro ingresso nel mercato del lavoro.
Dei circa 990.000 giovani tra i 15 e i 34 anni residenti in Veneto, oltre la metà (514.000) risulta occupata, percentuale che sale all’80% sopra i 25 anni. Mediamente, ogni anno fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro circa 100 mila giovani, la maggior parte dei quali con contratto a termine e nel settore dei servizi, specie nel turismo e nei servizi alla persona. Quasi uno su tre esordisce con un contratto part-time. Le donne rappresentano il 39% del totale, gli stranieri sono il 35%, il 10% sono laureati.