Misure/97 - Emergenza COVID-19. L’impatto sul lavoro dipendente in Veneto (23 febbraio-30 giugno 2020)

L'aggiornamento delle evidenze statistiche riportate in questa nota considera l'intera frazione di anno appena trascorso utilizzando una periodizzazione che permette di valutare le varie fasi succedutesi, scandite dai diversi interventi di restrizione prima e di apertura poi. Le direttive comportamentali hanno avuto immediate conseguenze sul mercato del lavoro e ancor di più le misure assunte dal Governo specificatamente in materia di lavoro: prima fra tutte il blocco dei licenziamenti per motivo oggettivo e la parallela estensione della cassa integrazione a buona parte della platea di lavoratori dipendenti. Nel momento in cui si scrive sembra che la scelta che verrà attuata sia quella di prevedere l'ulteriore estensione temporale di suddette misure (finora previste per il 17 agosto per il blocco dei licenziamenti e il 31 ottobre per la cassa integrazione) fino alla fine dell'anno in corso.  

Dai dati esposti si ricava che l'effetto della pandemia ha comportato, su base annua (variazione tra il 1 luglio 2019 e il 30 giugno 2020) una riduzione pari a circa -42.000 posizioni di lavoro dipendente (per l'insieme degli organici aziendali individuati sulla base dei tre contratti indicati): pertanto è stata "bruciata" la crescita tendenziale ancora in essere a febbraio, all'inizio della pandemia, e pari a circa +20.000 posti di lavoro. Tra il 23 febbraio e il 30 giugno 2020 la variazione dei posti di lavoro è stata negativa, pari a -16.600 unità, mentre nel medesimo periodo del 2019 tale variazione era stata molto positiva (come del resto fisiologico, dato il particolare "ciclo stagionale" dell'occupazione in Veneto) e pari a +45.500 posti di lavoro. Come già si ricava da queste cifre, la differenza tra il 2020 e il 2019 è largamente imputabile alla mancata crescita dei posti di lavoro - come accade nel primo semestre di ogni anno "normale" - più che alla riduzione di quelli esistenti a febbraio.

Dai dati relativi ai mesi di maggio e giugno si ricavano segnali incoraggianti: entrambi i mesi hanno fatto segnare saldi positivi (rispettivamente +3.300 e +7.800) vicini alle dimensioni di quelli dell'anno precedente, mentre risulta avviata una progressiva riduzione del differenziale nel numero di assunzioni tra 2019 e 2020 (-34% in maggio e -19% in giugno; ricordiamo che tra il 23 febbraio e il 3 maggio la variazione era stata pari a -61%). Grazie a questi risultati e alla parallela (e in parte speculare) contrazione delle cessazioni, il saldo occupazionale del primo semestre 2020 è positivo per +23.800 posizioni lavorative (lo era stato per +90.700 nel 2019) mentre la contrazione delle assunzioni è risultata pari al 33%. I danni occupazionali subiti nella fase di lockdown non sono facilmente recuperabili nel breve periodo ma conforta la constatazione che la flessione occupazionale risulta pressoché arrestata.

 

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