Le ragioni del mismatch lavorativo
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Nel report “Le ragioni del ‘no’: prospettive e nuove chiavi di lettura sul mismatch territoriale”, l’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro ha riportato i risultati di un’analisi qualitativa che ha coinvolto lavoratori, operatori dei Centri per l’impiego, imprese, associazioni di categoria e altri soggetti del territorio, evidenziando come la platea delle persone in cerca di lavoro rappresenti oggi un universo ampio, eterogeneo e segmentato, che va ben oltre i disoccupati e comprende lavoratori occupati in cerca di un nuovo lavoro, di un secondo impiego o comunque aperti a nuove opportunità.
Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è infatti un fenomeno complesso che riguarda fattori strutturali, demografici, economici e sociali, che orientano le scelte professionali delle persone e le strategie delle imprese. In questo contesto, si rivela sempre più necessario analizzare le ragioni che ostacolano l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e sviluppare interventi mirati e coerenti con le specifiche esigenze dei territori.
Il principale fattore in grado di determinare il successo o meno dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro rimane la retribuzione. Ma accanto ad essa emergono sempre più variabili di tipo qualitativo, come stabilità del rapporto di lavoro, tempi, distanza, conciliazione vita-lavoro e condizioni dell'ambiente lavorativo.
La qualità dell’occupazione assume quindi un ruolo sempre più centrale per rispondere efficacemente al mismatch e soluzioni standardizzate rischiano di non intercettare bisogni e disponibilità di chi cerca lavoro.
Le politiche attive centrate sulla formazione si rivelano una leva fondamentale, con interventi che siano sempre più accessibili e orientati al risultato occupazionale. La disponibilità degli utenti a investire tempo e risorse in percorsi formativi è infatti limitata, soprattutto tra i lavoratori più fragili e i disoccupati che si rivolgono alla rete dei Centri per l’impiego, ovvero quelli che più necessitano di un supporto nella ricollocazione. Maggiore flessibilità, interventi di durata più breve, capillarità dei percorsi sul territorio, coerenza con il sistema europeo di certificazione delle competenze basato sulle microcredenziali e altre azioni di supporto sono alcuni degli strumenti che potrebbero favorire la partecipazione.
Il mismatch deriva anche dai processi organizzativi e di selezione delle aziende: molte micro e piccole imprese sono spesso orientate a rispondere a esigenze contingenti e faticano a strutturare le proprie ricerche di personale, privilegiando in molti casi candidati immediatamente disponibili e trascurando percorsi di formazione e crescita interna in grado di trattenere i talenti. Ma se opportunamente accompagnate dalla rete dei servizi per il lavoro e dalle rispettive associazioni di categoria possono anche contare su leve di attrattività specifiche, quali contesti di lavoro meno formali, relazioni più dirette e personali, maggiore flessibilità.
Per ultima, l’attrattività del territorio è un altro fattore in grado di generare sviluppo e favorire la partecipazione al mercato del lavoro, determinando così l’efficacia dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Condizioni di vita, servizi di cura, mobilità e accesso all’alloggio rappresentano infatti fattori determinanti nelle scelte delle persone. Politiche in grado di affiancare agli strumenti di intermediazione interventi su abitare, trasporti e servizi possono quindi rivelarsi indispensabili per evitare che carenze strutturali territoriali si traducano in vincoli alla mobilità dei lavoratori e all’incontro tra domanda e offerta.
Il report “Le ragioni del ‘no’: prospettive e nuove chiavi di lettura sul mismatch territoriale” è disponibile nella sezione dedicata del sito di Veneto Lavoro alla pagina www.venetolavoro.it/tartufi.