Rapporto annuale

Pubblicato dal 1993 al 2012 presso Franco Angeli e nel biennio 2013-2014 reso disponibile nel sito di Veneto Lavoro, il Rapporto annuale ha rappresentato un importante appuntamento per l'analisi del mercato del lavoro regionale. Attualmente è sostituito dal continuo perfezionamento dei vari prodotti di monitoraggio e dalla tempestiva messa a disposizione dei dati statistici navigabili.

 

DISCESA FINITA?
Crisi al sesto anno: assottigliati ancora posti di lavoro e risorse imprenditoriali
Rapporto 2014

 

Volendo essere ottimisti occorre dire innanzitutto che nel 2013 l'economia veneta è andata meno male dell'anno precedente: il pil è caduto "solo" dell'1,8% ma nel 2012 la contrazione era stata del 2,6%.

Si è dunque rallentata la discesa: ma quanta fatica e quanta lentezza in questo ormai estenuante esercizio volto a controllare e frenare le spirali negative!

A fine 2013 alcuni modesti segnali sia a livello nazionale, come la dinamica trimestrale del pil, sia a livello regionale inducono a sperare che la fase di flessione sia conclusa e che possano tornare a crescere reddito e occupazione. Sono in particolare alcuni indicatori riferiti al comparto industriale quelli che prospettano delle schiarite: indicatori sia economici (la dinamica della produzione industriale ritornata tendenzialmente positiva nel terzo trimestre, almeno per le imprese con oltre 10 addetti) sia, perfino, occupazionali (le assunzioni nell'industria manifatturiera, ritornata a crescere nel secondo semestre 2013 grazie alla dinamica dei contratti a termine, anche se non ancora in misura tale da produrre saldi positivi).

D'altro canto, però, rimangono del tutto rilevanti, e prevalenti nella percezione diffusa, i segnali di un ridimensionamento della capacità produttiva non ancora esauritisi: ne sono testimonianza concordante la crescita delle dichiarazioni di fallimento/liquidazione, la riduzione dello stock di imprese attive, l'incremento - tra le imprese con oltre 15 addetti - delle nuove aperture di procedimenti di gestione degli esuberi aziendali.

La vita difficile delle imprese e degli imprenditori è sottesa pure alla contrazione dei prestiti bancari (causata anche dall'eccezionale incremento delle sofferenze) e la frustrazione delle aspettative è leggibile nell'ulteriore crollo degli investimenti. La caduta dei consumi, superiore a quella del pil, è l'indicatore bifronte che congiunge le difficoltà delle imprese a quelle delle famiglie e dei lavoratori. Per questi ultimi si sono ridotti i posti di lavoro dipendente (-18.600 tra la fine del 2013 e la fine del 2012) mentre il tasso di disoccupazione è salito attestandosi, nel dato medio per il 2013, attorno al 7,5%.

Non può destare alcuna meraviglia se, in un tale contesto, la domanda complessiva di prestazioni sociali di sostegno al reddito - cassa integrazione e varie indennità di disoccupazione - ha raggiunto nuovi record, riuscendo a tamponare una situazione sociale con diffuse sacche di grave disagio ma interrogando pure la società regionale se, quando e come affrancare le politiche pubbliche dall'essere troppo schiacciate sulla loro - senz'altro indispensabile ma alla lunga insostenibile -  funzione di assistenza.

 

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